COMUNICARE IN ITALIANO - page 12

XIV
Introduzione
se la defnizione di “posteriorità metodologica” la si deve al professor Renzo Titone, l’intuizione della
sua validità ed effcacia sul piano operativo è di Henry Sweet, Otto Jespersen e Harold E. Palmer, i fon-
datori della moderna glottodidattica. Sweet
1
sostiene infatti che la grammatica deve essere acquisita
induttivamente dopo l’assimilazione effettiva della lingua nella sua struttura di base; Jespersen
2
afferma
che la grammatica è posteriore all’assorbimento della lingua viva, ottenuto mediante esercizi ben mo-
tivati e graduati e sarà riscoperta attivamente dal discente attraverso l’induzione da una varietà di fatti
linguistici tipici; Palmer
3
insiste sulla necessità di assimilare inconsciamente, attraverso l’imitazione e
l’esercizio, unità linguistiche signifcative prima di derivarne le regole della lingua per inferenza.
Nell’insegnamento/apprendimento della lingua materna si mira a considerare la grammatica come
un lavoro di rifessione sull’uso della lingua stessa dove la lingua si suppone già suffcientemente
posseduta nei suoi meccanismi essenziali. La posteriorità metodologica diventa, se possibile, ancora
più necessaria nell’insegnamento/apprendimento di una lingua straniera dove la lingua è posseduta
in un grado non ancora suffciente. In questo contesto il principio didattico generalmente accettato
si realizza in due fasi:
1.
la grammatica viene appresa in maniera totalmente implicita, cioè attraverso l’uso sistematico delle
forme linguistiche nella loro concretezza, nella loro reale funzione di base che è la comunicazione;
2.
il discente, acquisito il dominio e “il senso della lingua”, viene condotto a prendere coscienza delle
strutture e delle funzioni linguistiche e quindi a sistematizzarle anche razionalmente. Si tratta dun-
que di giungere a una
grammatica per la comunicazione
che conserva la sua funzione pedagogica
di sostegno al pensiero, di guida all’analisi, di norma degli atti linguistici.
È indispensabile agire attraverso quello che si defnisce un processo “ciclico a spirale”; occorre infatti
programmare e attivare strategie che, basandosi su quanto si è già appreso (partendo cioè dall’im-
piego sicuro degli automatismi connessi con i processi di decodifca, selezione, codifca e feedback
verbale), sviluppano in fasi successive ogni singola struttura fno alla sua completezza. Si tratta di
realizzare una sequenza di sistemi parziali che, unità dopo unità (e nell’ambito di una stessa unità,
segmento dopo segmento di ogni singolo argomento) si integreranno in sistemi sempre più ampi fno
alla completezza formale, prima della singola struttura, quindi dell’intero sistema linguistico.
Per esempio, nella presentazione di “essere” nella formazione del passato prossimo a livello princi-
pianti, si suggerisce di cominciare con i verbi di movimento (con destinazione espressa o sottintesa)
secondo indici di frequenza e uso (senza alcun riferimento a terminologia tecnica come “transitivo”
o “intransitivo”); in una fase successiva si consiglia di presentare ed esercitare i verbi rifessivi, per poi
passare ai verbi che fanno riferimento al cambiamento fsico e/o mentale della persona; ai verbi im-
personali e così via, fno a completare il quadro dell’argomento durante lo sviluppo del corso.
L’intervento “ciclico a spirale” dovrà essere utilizzato per tutti gli argomenti: dal plurale all’articolo, dal
presente indicativo al passato remoto, dal condizionale al congiuntivo ecc.
È la struttura e non la singola parola che si deve proporre e poi usare; si parla per strutture linguistiche
complete e di senso compiuto formate dalla varie categorie linguistiche. Le tavole sinottiche o tavole
di sostituzione così defnite e usate da Palmer in maniera sistematica per l’insegnamento dell’inglese
4
,
presentano, attraverso la combinazione dei vari elementi nelle loro colonne, il vantaggio della
gene-
1 Sweet H. (1964),
The practical Study of Languages
, Oxford, Oxford University Press.
2 Jespersen O. (1949),
Modern English Grammar on historical Principles
, Copenhagen, E. Munksgaard.
3 Palmer H.E. (1964),
The Principles of Language-Study
, Oxford, Oxford University Press (trad. it.
I principi dello studio linguistico
,
a cura di A. Chiuchiù, Assisi, Alia Edizioni, 2001).
4 Palmer H.E. (1930),
Colloquial English: 100 Substitution Tables
, Cambridge, W. Heffer & Sons Ltd., 3
a
edizione
.
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