Per il prossimo autunno Palazzo dei Diamanti ha in programma la mostra che porterà per la prima volta in Italia l'opera di Francisco de Zurbarán, indiscusso maestro del Seicento spagnolo e tra i più grandi pittori del suo tempo.
Assieme a Velázquez e Murillo, Zurbarán fu tra i protagonisti del cosiddetto Secolo d'Oro della cultura spagnola e di quel naturalismo raffinato che lasciò una eredità duratura nell'arte europea. A rendere però unico lo stile di Zurbarán è la sua capacità di tradurre gli ideali religiosi dell'età barocca con invenzioni grandiose e al contempo quotidiane, sovrannaturali eppure tangibili, plasmando forme di una tale essenzialità, purezza e poesia, da toccare profondamente l'immaginario moderno, come traspare dall'opera di Picasso e Morandi.
La potenza e l'originalità della sua pittura gli procurarono un grande successo e, sebbene in seguito la notorietà di Zurbarán si sia attenuata, tra Ottocento e Novecento generazioni di artisti hanno tratto ispirazione dalla sua opera, mentre in tempi più recenti studi autorevoli ed esposizioni internazionali hanno definitivamente sancito il suo fondamentale contributo alla storia dell'arte.
Zurbaràn (1598-1664), organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Bozar di Bruxelles, sarà una fondamentale occasione per approfondire la conoscenza di questo eccelso interprete dell'arte barocca anche nel nostro paese e in Belgio. Con questa rassegna, curata da Ignacio Cano con la consulenza di Gabriele Finaldi, la città di Ferrara intende rilanciare il proprio progetto culturale, teso a far conoscere al pubblico autori di altissimo livello e interesse, ma poco noti nel nostro paese.
Una rigorosa selezione di opere provenienti da musei e collezioni private europee e americane ripercorrerà le tappe salienti della carriera di Zurbarán. Dalle prove con le quali si afferma sulla scena sivigliana, come La visione di San Pietro Nolasco (1629, Madrid, Museo del Prado) o il più tardo San Francesco d'Assisi nella sua tomba (1630-34, Milwaukee Art Museum), tele fortemente visionarie segnate da un luminismo drammatico che ricorda lo stile caravaggesco, alle opere successive al soggiorno madrileno e al contatto con Velázquez, improntate a un più sobrio lirismo, dove le atmosfere più chiare spesso rivelano aperture paesaggistiche o dettagli domestici, come ad esempio l'Immacolata concezione con San Gioacchino e Sant'Anna (c. 1638-39, Edimburgo, Scottish National Gallery) o la Vergine con il Bambino Gesù e San Giovannino (1662, Bilbao, Museo de Bellas Artes).
Il percorso espositivo, scandito in sezioni cronologico tematiche, metterà in evidenza il talento del pittore nell'imporre un registro innovativo a generi e temi tradizionali, accantonando sovente le convenzioni retoriche e prospettiche. Stupiscono per la vena intima e immediata i temi legati all'iconografia mariana, come mostrano opere venate di una malinconia sospesa (La casa di Nazareth, c. 1644-45, Madrid, Fondo Cultural Villa Mir)