Un memoir ricco di valore storico, i primi vent'anni dell'autore che scorrono sotto i nostri occhi come in un film ambientato sui tanti confini di Trieste. La morte sfiorata pochi giorni dopo la nascita, la casa situata tra il quartiere dei ricchi e quello dei lavoratori, poi la guerra, i bombardamenti, i rifugi trasformati in cimiteri, i nazifascisti che scappano, i partigiani, le truppe di Tito e gli americani... I confini invisibili dell'adolescenza, le ansie e le passioni, i passaggi cruciali sul cammino verso l'età adulta, a partire dall'osservazione delle diverse fasi di costruzione delle grandi navi che hanno portato Sergio a diventare uno dei massimi esperti di logistica e spostamento merci dei porti. Le rigorose analisi sulle prime frontiere da varcare per dare spazio a un pensiero radicale che pochi anni dopo sarà condiviso con un gruppo di intellettuali durante la gestazione dell'operaismo italiano e nella fondazione di molte riviste teoriche di critica sociale, sulle quali ha scritto e continua a farlo. Un'intera vita a studiare e cercare di capire i significati delle separazioni e delle possibili convergenze tra le classi sociali, quei confini mobili, continuamente riguadagnati e riperduti, quasi un moto perpetuo di salite e discese. Ci vuole coraggio, un po' di fantasia e un pizzico di beffarda stramberia per non finire vittime del conformismo e "per non restar inchiodati a difendere con le unghie e con i denti la trincea dello status, per non sacrificare tutta la vita al sogno di entrare nel mondo di chi gode il privilegio della narrazione".