In questo saggio l'autrice esplora il modo in cui i romanzi di Virginia Woolf hanno rappresentato per lei un luogo di rispecchiamento e riscoperta interiore, conducendola gradualmente verso il desiderio profondo di scrivere di se stessa. Attraverso l'analisi di opere come "Mrs. Dalloway", "Gita al Faro" e "Una stanza tutta per sé" mette in luce come la scrittura woolfiana - fluida, introspettiva, frammentaria e profondamente umana - le abbia permesso di riconoscere le sue emozioni, i suoi pensieri più nascosti e le sue contraddizioni. La narrazione in prima persona, l'attenzione ai moti interiori dell'animo e il superamento delle strutture narrative convenzionali hanno risvegliato in lei una voce interiore silenziata, portandola a considerare la scrittura autobiografica non solo come un atto creativo, ma come un percorso di cura e consapevolezza. Questo saggio è dunque anche un percorso personale, un dialogo tra lei e l'opera della Woolf, in cui la letteratura diventa spazio di riflessione e trasformazione.