L'utopia suscita oggi un rinnovato interesse. Questa costruzione immaginaria che, da Tommaso Moro in poi, chiamiamo utopia è caratterizzata da alcuni tratti specifici. Ogni qualvolta che le società si sono trovate ad affrontare crisi e cambiamenti e che le catastrofi e il malessere culturale che ne conseguono le hanno disorganizzate, le utopie sono state reinventate, promettendo un mondo altro, al di fuori del tempo, dello spazio, della disgrazia, come una sorta di salvezza o di riparazione eterne. La maggior parte delle utopie ha assunto una forma letteraria e filosofica, proponendo un cambiamento (sociale, culturale, politico; totale o parziale) in uno spazio e in un tempo ben definiti. Oggigiorno, le distopie ereditate dal secolo scorso sembrano prendere il sopravvento sulle utopie positive. Le grandi narrazioni della storia vengono a mancare. È un segno dei nostri tempi. Ciò che rimane costante è il legame tra utopia, catastrofe e necessità di cambiamento. È questo legame che attiva le persone e i piccoli gruppi creatori di utopie: essi le sognano, le mantengono segrete o le scrivono e iscrivono nei diversi ambiti della società e della cultura del loro tempo. Innumerevoli e diversi sono i lavori che hanno prodotto eccellenti analisi letterarie, sociologiche o politiche sull'utopia, sulle utopie. La proposta di René Kaës ha un altro scopo rispetto agli autori di questi lavori. Lungi dall'ignorarli, egli li interroga al fine di esplorare le formazioni della realtà psichica inconscia e le sue manifestazioni nei diversi dispositivi di lavoro psicoanalitico: l'analisi individuale, le terapie con gli adolescenti, il lavoro psicoanalitico di gruppo. Questo è il campo di ricerca dell'autore: riconoscere e mostrare gli effetti della realtà psichica inconscia in atto nelle utopie e contribuire così all'elaborazione di un'antropologia psicoanalitica delle mentalità.