Ferdinando e Patrizia, quartiere Marassi a Genova: la sveglia presto, il caffè, il mercato, le ricette della giornata, e poi la rosticceria, un luogo di sapori sinceri, persone conosciute, piatti della tradizione con qualche segreto. Perché Patrizia in cucina è imbattibile, lei con il suo taccuino prezioso pieno di menù, e Ferdinando dietro il banco è un ammaliatore, lui che di sera è così silenzioso.
La vita di Ferdinando e Patrizia è tutta qua. Immutabile, una routine che non è prigione perché è una scelta libera. Una quotidianità faticosa ma intrisa di vita. Ogni giorno così uguale all’altro, così diverso.
“Loro si bastano” direbbero gli amici, se ne avessero. C’è il mercato, la rosticceria: si alimentano nella
routine e la routine è generosa, sa offrire loro scorci inediti, un ruolo da osservatori.
Tutto senza mai un giorno di ferie, senza cambiamenti. Il cambiamento è il terrore di Ferdinando, l’unico fra tutti che Patrizia ha scelto perché sicura che sarebbe rimasto sempre lo stesso.
Ci sono gli anni che avanzano, qualche chilo in più, ma è una morbidezza bella, calda, che sa di casa, si nutre della loro intimità, come quando la domenica tutte le regole della loro settimana svaniscono.
Per Ferdinando c’è il traguardo dei cinquant’anni, che un po’ fa paura, come a tutti. È l’occasione per sospendere le regole, una volta, solo quella. Lo fanno tutti, staccare un po’, prendersi una vacanza. Due giorni a Milano, tante cose da vedere, gli Sforza, i Navigli, i marciapiedi della moda. Una proposta quasi scioccante per Patrizia, che prima rifiuta lo squarcio nella normalità, poi accetta. La loro prima vacanza, un’occasione da preparare con cura, si comprano tre guide diverse, i biglietti del treno, si pianificano i dettagli. Tutto da programmare, la sera davanti al pc a scegliere, a leggere.
I cambiamenti esistono, sono sempre stati in agguato, anche se abbiamo fatto finta di no.
Sarà quell’unico momento diverso dagli altri a cambiare ogni cosa. A Milano succede l’impensabile, e Ferdinando cambia, con forza, con violenza, per attraversare il dolore, lo strazio, lo choc di un attentato devastante: l’autodistruzione che sceglie è appagamento e oblio, in una stanza dove creare una routine che non è più sana e profumata di cucina, ma è squallida e straniante. Ferdinando, contro tutti e contro se stesso, lui che nella sua pazzia crede ancora, ci si aggrappa, perché ne ha bisogno, perché sul passato ha costruito la sua vita, perché in Patrizia trovava l’equilibrio e anche il giudizio, perché lì stava la qualità della sua vita, amando il fatto di essere considerato, di essere parte di quel presente che adesso può solo rifiutare il futuro.
La sua pazzia è la più commovente dichiarazione di un amore vero, più forte della monotonia, più forte di una bomba, ed è l’unica cosa che conta. Ferdinando è Un marito, e questo romanzo è la più sconvolgente e tenera storia d’amore degli ultimi anni, scritta meravigliosamente da Michele Vaccari, che ha il talento della penna e l’autenticità del cuore .
Ti amo, perché non potrei mai smettere di farlo.
Recensione di Francesca Cingoli