A cosa assomiglia la salute mentale? Alla cellulite, che puoi trattare ma non sparisce? A una polmonite, per cui servono i farmaci? Agata prova a capirlo tra sedute dallo psichiatra, caffè coi nonni, notti storte e la paura di non riuscire ad amare più nessuno come ha amato Edo. Intanto, nella biblioteca dove lavora, scopre che i muri hanno memoria: prima di essere una biblioteca, quell'edificio era la casa di un'altra Agata, cresciuta durante il fascismo sotto lo sguardo vigile e ingombrante della nonna. Le due ragazze e le due storie si parlano: si riapre una vicenda di famiglia in cui la disciplina somiglia alla violenza, il dolore si fa spazio sui corpi e certe ferite sono tenute ben nascoste. Tre cose belle è un romanzo che parla di psichiatria, di vergogna, del desiderio di sparire e di quello, ostinato, di restare. Ma lo fa con una voce viva, ironica, scura e tenera insieme. Una voce che non fa sconti al dolore eppure continua a cercare, nelle ossessioni e nelle ombre di chi sente "troppo", quei dettagli minuscoli e ostinati che continuano a far luce contro ogni logica: le piccole cose belle che esistono e resistono, nonostante tutto.