Nella raccolta Tactus (il "tatto" ma anche il "tocco", l'unità di misura del tempo nella musica rinascimentale fondata sul moto della mano o sul battito del polso/cuore), Amedeo Anelli ribadisce la sua originale ricerca di una poesia polifonica: una poesia da virtuoso, nel senso precisamente musicale, potremmo dire. La ricchezza dei metri e dei ritmi si distende eseguita, come «la luce interiore che mai si spegne», in un dettato per campi semantici, in un linguaggio suggestivo per coesione, fitto di relazioni tematiche e significati. Nei fatti in poema e in canto. Voci, "organi", sequenze lineari si espandono in maniera concentrica e simultanea a disegnare percorsi pendolari fra «il sì dell'istante» e «la distensione monumentale delle cose il consistere/nell'attimo nell'apparire disseppellito dall'eterno». Il tempo della memoria, degli affetti che non periscono nella loro «spirale logaritmica», e la vita della natura: quel suo e nostro "teatro" che cambia sempre restando sé stesso. (Daniela Marcheschi)