Il lavoro "Senza confini", con sottotitolo "Àpeiron" desunto dall'opera di Anassimandro e che rimanda a "ciò che non ha limiti", presenta una prosa che si nutre di silenzi, di abbandoni e lasciti con sporadiche incursioni dell'animo. La materia del distacco fornisce la base per una narrativa temprata da uno stile asciutto, sostanzialmente minimale, ma estremamente soppesato, soffuso e non per questo privo di forza e vigore. Su tutto aleggia la fine della stagione estiva e dell'incipiente autunno in quanto catalizzatore del cambiamento che, nella vita, ciascuno di noi si ritrova a fronteggiare a un certo punto del proprio percorso. La difficoltà estrema, quella più pura e indomita, capace di rovesciare il nostro equilibrio fino a comprometterlo, penetra e si incunea sotto pelle, e si manifesta come escrescenza dello spirito che cresce fino a divenire una fronda all'apparenza secca, la nostra pelle-corteccia, caratterizzandoci in maniera quasi permanente. È attraverso l'esperienza del negativo che l'essere umano forgia sè stesso, una corrispondenza quella tra umanità e male, paradossalmente simbiotica: da un ramo temprato dal sole estivo nasceranno in inverno i frutti migliori della terra, quelli che connoteranno le nostre azioni e lasceranno il segno. Ma prima di poterne godere, quale sarà la via da intraprendere? Nell'opera "Senza confini" le vie indicate sono tre, tante quante le sezioni del libro.cursioni dell'animo. La materia del distacco fornisce la base per una narrativa temprata da uno stile asciutto, sostanzialmente minimale, ma estremamente soppesato, soffuso e non per questo privo di forza e vigore. Su tutto aleggia la fine della stagione estiva e dell'incipiente autunno in quanto catalizzatore del cambiamento che, nella vita, ciascuno di noi si ritrova a fronteggiare a un certo punto del proprio percorso.