Dovette pensare a uno scherzo, Milan Kundera, davanti alla richiesta della giovane giornalista di partecipare a una trasmissione tv per l'uscita del suo ultimo libro. Dalla metà degli anni Ottanta, lo scrittore ceco si era chiuso nel silenzio mediatico, ancor più fragoroso dopo il successo planetario de L'insostenibile leggerezza dell'essere. Così Florence Noiville incassa il prevedibile rifiuto ottenendo però l'inaspettata offerta di articoli per Le Monde, su cui lei scrive di libri. Comincia in questo modo la lunga amicizia che si estenderà subito ai rispettivi coniugi, fatta di conversazioni nei caffè, chiacchierate nell'appartamento parigino dei Kundera, viaggi; un'amicizia che è l'ossatura di questa delicata e atipica biografia satura dello scrittore che detestava parlare della sua vita. Noiville ha avuto dunque il raro privilegio di entrare, non solo metaforicamente, nelle stanze chiuse dell'autore più elusivo della contemporaneità, dove il tritadocumenti era sempre acceso perché nulla restasse dei suoi scritti privati. Dimenticate la mia vita, aprite i miei libri, diceva soltanto. Nel rispetto di questa volontà, Noiville costruisce un ritratto intimo e inedito dell'«ultimo poeta del romanzo» - come lo definisce felicemente Alessandro Piperno nella sua prefazione -, che prende la forma di una passeggiata tra i ricordi, le fotografie, gli aneddoti, un viaggio rivelatore nella Moravia natale. E, naturalmente, tra le pagine dell'opera kunderiana, dove emerge in filigrana, più nitida che in qualunque resoconto biografico, la vicenda umana di quell'ironico e lucido maestro della disillusione che seppe trasformare l'assurdo in bellezza.