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amerighi marco - randagi

RANDAGI




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Dettagli

Genere:Libro
Lingua: Italiano
Pubblicazione: 08/2021
Edizione:





Trama

A Pisa, in un appartamento zeppo di quadri e strumenti musicali affacciato sulla Torre pendente, Pietro Benati aspetta di scomparire. A quanto dice sua madre, sulla loro famiglia grava una maledizione: prima o poi tutti i Benati maschi tagliano la corda e Pietro - ultimogenito fifone e senza qualità - non farà eccezione. Il primo era stato il nonno, disperso durante la guerra in Etiopia e rimpatriato l'anno dopo con disonore. Il secondo, nel 1988, quello scommettitore incallito del padre, Berto, tornato a casa dopo un mese senza il mignolo della mano destra. Quando uno scandalo travolge la famiglia, Pietro si convince che il suo turno è alle porte. Invece a svanire nel nulla è suo fratello maggiore Tommaso, promessa del calcio, genio della matematica e unico punto di riferimento di Pietro; a cui invece, ancora una volta, non accade un bel niente. Per quanto impegno metta nella carriera musicale, nell'università o con le ragazze, per quanto cambi città e nazione, per quanto cerchi di tagliare i ponti con quel truffatore del padre o quella ipocondriaca della madre, la sua vita resta un indecifrabile susseguirsi di fallimenti e delusioni. Almeno finché non incontra due creature raminghe e confuse come lui: Laurent, un gigolò con il pallino delle nuotate notturne e l'alcol, e Dora, un'appassionata di film horror con un dolore opposto al suo. E, accanto a loro, finalmente Pietro si accende. Con una trama ricca di personaggi sgangherati e commoventi, e una voce in grado di rinnovare linguaggi e stili senza rinunciare al calore della tradizione, "Randagi" è un romanzo sulla giovinezza e su quei fragilissimi legami nati per caso che nascondono il potere di cambiare le nostre vite. Un affresco che restituisce tutta la complessità di una generazione: ferita, delusa e sradicata dal mondo, ma non ancora disposta a darsi per vinta.




Recensione Libraio

“Ti capita mai di sentire che, per quanti sforzi tu faccia, invece di avanzare fai soltanto passi indietro?”

 

Potevano essere la generazione del cambiamento. I ragazzi nati negli anni Ottanta, a cui hanno somministrato a dosi forti la propaganda del benessere, di un futuro facile, di un lavoro sicuro, di un mondo progredito. Sono quei giovani che hanno viaggiato, studiato con l’Erasmus, con una possibilità di scambio culturale che i genitori sognavano, sono quelli che hanno assistito in prima fila alla rivoluzione digitale e alla scoperta dei suoi nuovi orizzonti. Sono stati caricati di aspettative e di sogni, intontiti dalla tv commerciale, dal populismo e dalle finzioni di successi a portata di mano. Potevano essere la generazione del cambiamento, sono stati la generazione della disillusione e del precariato.

Facile marchiarli come bamboccioni: questi ragazzi fuori non hanno trovato nulla, solo una società in crisi, in decrescita, e loro hanno toccato con mano il disagio del fallimento ancor prima di compiere trent’anni, senza riferimenti, senza speranze, senza nulla ad aspettarli.

 

È uno scoraggiamento radicale quello di questi giovani persi nel mondo, spaventati dai legami, in fuga da se stessi. Costretti al randagismo in una realtà dove non trovano spazi sociali, si aggrappano uno all’altro, in branco, in un mondo che doveva essere migliore ed ha fallito: la polizia spara sulla folla, la gente salta in aria per le bombe in centro città, l’onda studentesca si ribella protestando per una società più equa. È la rottura delle illusioni, è un mondo che non ha mantenuto le sue promesse e questi giovani hanno paura.

Ne ha tanta Pietro Benati, un ragazzo riservato più avvezzo alla solitudine che ai contatti con gli altri. Pietro si trova a un bivio, difficile e doloroso: spezzato tra il desiderio di uscire da una famiglia asfissiante per andare nel mondo e la tentazione seducente di sottrarsi alla vita, lasciandosi andare, immobile. La sua comfort zone è costruita sulla musica, i videogiochi, il senso di colpa per aver causato un incidente che ha fermato la carriera sportiva del ragazzo talentuoso, e il senso di inadeguatezza per se stesso, che talentuoso non è. Lo smuove proprio il fratello, e Pietro abbandona il nido nel cuore di Pisa e si trova a studiare a Madrid, a fare incontri, a vivere: è il suo altrove, dove perdersi per ritrovarsi, come può fare un ragazzo per bene.

 

“Ero venuto qui per dimostrarti di poter essere un'altra persona, di saper vivere fuori dal mio guscio ... e guardami adesso, sepolto vivo. Un non-morto.  Senza desideri. Senza certezze. Un non-morto che non aspetta più niente se non la propria...”

 

In una galleria di personaggi, giovani come lui, alla ricerca di se stessi, emergono Laurent e Dora. Ognuno ha il suo bagaglio di drammi, di ferite, di irrisolto. Si guarisce insieme, specchiandosi nelle altrui scelte. Pietro, Laurent e Dora, sono personaggi in fuga, spaesati, “spatriati”, tentati dalla possibilità di sparire senza lasciare tracce. Si scoprono attraverso le proprie debolezze, le proprie dipendenze, le relazioni brutali che li hanno segnati, o quelle da cui sono scappati.

Laurent, un gigolò drogato, Dora, con la passione degli horror e i segni degli amori sbagliati sulla pelle, hanno in comune con Pietro più di quanto sembri. Li accomuna la stessa frenetica ricerca di un proprio posto nel mondo, lo stesso senso di essere guasti, malfunzionanti, e la stessa inquietudine, quella di chi sente di vivere una vita non sua. Per quanto i personaggi di Marco Amerighi si affannino, a gestire i propri dolori, a immaginare delle possibilità, di fondo annaspano nella consapevolezza di non avere scelta, di muoversi su binari che qualcun altro ha costruito in una fatica di vivere che ha le fattezze di un’eterna lotta.

Non hanno niente in mano, solo l’amicizia a cui aggrapparsi, unica certezza contro la solitudine: è con questa zattera che l’irrequietezza e il desiderio di perdersi errando si ricompongono in una geografia degli affetti che riesce però a includere anche le coordinate delle proprie origini.

 

“Mentre rientrava a casa, sulle scale condominiali aveva trovato una raccolta di poesie italiane del Novecento. Nell'esergo, una frase di Nietzsche: E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te.”

 

Randagi è un romanzo che si compone di tante storie, di tante differenti letture dell’abisso che è in noi: impossibile definirlo senza limitarlo nelle categorie precostituite. Nel raccontare il peregrinare di Pietro, Marco Amerighi porta in superficie gli strappi della nostra storia contemporanea e il malessere di un’intera generazione.

Con una vivacità a tratti picaresca, Amerighi ha firmato un romanzo stilisticamente compiuto, perfetto nella struttura, costruita sui tre pilastri della disfatta politica moderna, il G8 di Genova, gli attentati di Atocha, l’onda studentesca: intriso di cultura, caratterizzato da una lingua tradizionale, con qualche virata toscana, è al contempo profondamente vivo e attuale. Dopo l’esordio felice di Le nostre ore contate, Marco Amerighi con Randagi descrive la complessità e la confusione del diventare adulti creando mille sentieri narrativi e disegnando tante vite, piccole come sono le vite reali, composte di varietà e inezie trascurabili: è lì che giace sotterrata la verità.

Il risultato è una lettura che lascia ammutoliti e emozionati.



Recensione di Francesca C.









Altre Informazioni

ISBN:

9788833937366

Condizione: Nuovo
Collana: VARIANTI
Dimensioni: 196 x 42 x 142 mm
Formato: Brossura
Pagine Arabe: 400


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