Quaranta è un numero simbolo: un'età che la cultura vorrebbe come limite, mentre è solo il segno minimo di una realtà molto più vasta e feroce. È un contributo di memoria fatto di nomi asciutti, senza luci di palchi né cronache da stadio. Un libro sull'assenza e sulla promessa che impone: la responsabilità delle donne vive, quelle che continueranno a fare rumore per chi non può più farlo. Una scrittura che non attenua né abbellisce: taglia netto, espone i nervi, costringe a guardare.