«All'interno di "Prigionie dello splendore", Famularo rappresenta la decostruzione delle dicotomie tra io e il mondo, tra soggetto e oggetto mediante la dissoluzione del sé. L'individuo, infatti, comprendendo di essere tutt'uno con il vuoto/nulla, abbandona l'angoscia per pervenire ad una totale accettazione della transitorietà della propria condizione; transitorietà che nell'arco della raccolta viene spesso rappresentata come una catastrofe a cui il soggetto volontariamente si abbandona e accoglie» (Luca Cenacchi)