La rivoluzione digitale non arriva più sotto forma di schermi: si deposita sul mondo e sul corpo, fino a diventare una «pelle» che abitiamo. Alimentata dalla convergenza tra intelligenza artificiale, wearable, IoT e ambient intelligence, questa infrastruttura percettiva rende case, città e oggetti interfacce persistenti e contestuali, spesso invisibili eppure decisive nelle nostre scelte. Quando il computer scompare sullo sfondo, dai click si passa ai contesti: l'interfaccia coincide con l'ambiente e la domanda diventa inevitabile: chi la controlla? Muovendosi tra teoria, casi e scenari, il volume ricostruisce la genesi di questa «pelle digitale» e ne misura le implicazioni politiche e culturali: la promessa di capacità amplificate e di servizi più inclusivi, ma anche l'ombra di opacità algoritmica, sorveglianza diffusa e delega cognitiva. Il percorso culmina in un Manifesto per un «umanesimo aumentato»: una bussola operativa per progettare interfacce e sistemi verificabili, responsabili e orientati alla fioritura umana, perché l'innovazione resti un alleato e non diventi un ambiente che ci governa.