Una bambina scopre la lingua e la scrittura giocando con le parole, e così facendo indaga a fondo i significati di quelle stesse parole, portandoli all'estremo e interpretandoli con assoluta precisione, facendoli così scivolare nel loro contrario, portandone alla luce il lato assurdo. Le difficoltà della protagonista con l'ortografia sono il segno della sua difficoltà ad adeguarsi al sistema – lingua, a trasporre la propria personalità multiforme in quello strumento rigido e razionale che è la lingua, e in particolare la lingua tedesca. La narratrice bambina guarda dal margine e questa sua posizione le permette una visione e una prospettiva insolita e ironica della lingua, e allo stesso tempo del mondo. Teatro di questo apprendistato è la Germania del dopoguerra e dei primi anni Sessanta, in pieno boom economico e con una gran fretta di dimenticare.