J. M. Coetzee e Mariana Dimópulos lavorano con le parole. Sono abituati a plasmare, levigare, rifinire ogni frase. E tutti e due hanno alle spalle un caleidoscopico mix di antenati. Chi meglio di loro può vedere la lingua per quello che è, ossia una mappa dell'universo specifica di una determinata cultura? Basta passare il confine e già le cose cambiano. Se poi ci si sposta su un altro continente, si può scoprire che il blu del mare e il verde degli alberi confluiscono in un unico termine. In questo dialogo a due voci fra uno scrittore e una traduttrice vengono discussi temi eterni e di grande attualità, come la resa in traduzione dei termini offensivi (razzisti, misogini, omofobi) e gli aspetti linguistici della questione di genere. È giusto cercare di estirpare ogni connotazione sessuale dai nostri discorsi? È sempre possibile farlo? E cosa può esserci sotto questa virata verso la neutralità? La lingua può incarnarsi in splendide poesie d'amore, ma, quando è molto fortunata, tende ad avere dietro un esercito potente. Procedere con il pilota automatico è comodo, ma ogni tanto è bene fermarsi a pensare. Piú che dare risposte nette, questo libro vuole stimolare la riflessione portando alla luce elementi cosí radicati nel nostro modo di interpretare il mondo da risultare spesso invisibili.