Giobbe Mancini ha paura delle figure autoritarie: teme allo stesso modo Dio, "responsabile" dell'educazione religiosa rigidissima cui è incatenato fin da piccolo, e il professor Cesare De Vellis, ultimo ostacolo della tanto agognata laurea in Giurisprudenza. La sua esistenza romana, da sempre vissuta dentro una bolla, verrà spazzata via quando i genitori lo cacceranno di casa, "abbandonandolo" al mondo reale; la nuova casa di Giobbe sarà l'enigmatica Villa Saligia dove i suoi sette coinquilini incarnano, ognuno a modo proprio, uno dei sette vizi capitali. In questo nuovo ambiente, la difficile routine di studente-lavoratore di Giobbe riscriverà il suo modo di vivere, il suo rapporto con la fede e accenderà l'impegno sociale, facendogli finalmente aprire gli occhi sulla realtà e donandogli un coraggio che non pensava di avere.