Un Ovologio è, prima di tutto, un discorso sulla nascita e sulla permanenza. Un ovo-orologio, un tamagotchi, un meccanismo che in base a scelte proprie e altrui obbliga a una certa evoluzione di sé; un logos sulle eredità materiali e sui gusci di parola che creiamo e lasciamo e che ci parlano in prima persona, sull'ovo ma anche sullo scarto. Quindi: un problema di identità. Ciascuna delle sue cinque parti si interroga a ritroso su cosa voglia dire un'origine - se le sue conseguenze sembrano non lasciare libertà di scelta - e tenta una risposta: intervenire sul dato per scontato giocandone coi pezzi, scegliersi un Io collettivo.