Si tratta di una collaborazione artistica tra un fotografo Gianluca Monacelli e un pittore David Ariel. Quest'ultimo un artista della galleria Levantina di Venezia, che realizza lavori pittorici estremamente energetici e coinvolgenti della città che vive.
Attraverso una serie di fotografie sul ghetto di Venezia, come città e i suoi abitanti, reinterpretate artisticamente con tecniche pittoriche, abbiamo pensato di raccontare di ‘un viaggio visivo’ che attraversasse l'unica città lagunare che tutti sognano di vedere: Venezia, per raggiungere il suo ghetto. Genius loci che solo oggi sta pian piano ritrovando una sua visibilità e un suo protagonismo culturale. Qui, abbiamo raccolto e raccontato momenti vitali della comunità ebraica o meglio delle comunità ebraiche. In effetti, saprà che coesistono al momento due comunità ebraiche. Quella più antica e tradizionale e, invisibile, in quanto integrata perfettamente nell’interstizio comunitario e sociale della città, rappresentata dalla comunità ebraica autoctona, e poi quella chassidica lubavitch,che si sta delineando in questi ultimi anni. Quest'ultima, diversamente dalla prima, è riconoscibile per il suo modo di vivere più esplicitamente l’ebraismo e i precetti.
Nel nostro viaggio abbiamo documentato vari personaggi viventi e storici del ghetto - dall'intagliatore al rigattiere anime storiche del ghetto; la ristorazione kasher con anche la preparazione del pane ebraico mediata dal vice rabbino nel suo farsi, ecc. - e aspetti più intimi propri della vita spirituali della comunità.
Questo ha richiesto la creazione di un rapporto di fiducia con uno dei rappresentanti principali della comunità chassidica, il rabbi Rami, che mi ha introdotto ai luoghi della preghiera e alle persone che s’incontravano lo studio del Talmud nella cabad. Siamo così riusciti a documentare e restituire attimi preziosi della quotidianità ebraica che vanno dal come si indossa, attimo dopo attimo, un taled o un tefillin sino allo studio e al confronto sui Sacri Testi. Quindi quella gestualità mimica intraducibile se non vedendola, del porsi verso l’altro. Non ultimo la possibilità di assisteree documentare un matrimonio ebraico, con la sua ricca simbologia, i suoi riti. Infine altri momenti topici del luogo.
Questo lavoro è stato prodotto nel viatico della speranza di rompere il pregiudizio e promuovere la cultura ebraica nelle sue varie forme. Da quelle più esplicite a quelle più intime.
Questo vuole essere un lavoro documentale diverso da quella del maestro Scianna che si è concentrato sulla ricorrenza dei 500 anni dell'istituzione del ghetto di Venezia. Questo nostro impegno collettivo vorrebbe contribuire a raccontare una parte dell'ebraismo per aprire gli occhi spenti del pregiudizio e della diffidenza attraverso l'arte e la contaminazione.
Crediamo fortemente che in momento storico così ondivago, contraddittorio per certi versi e con forti valenze antiebraiche e di pregiudizio per la diversità in ogni sua forma, coinvolgere l'opinione pubblica con un libro (e speriamo nel tempo covid con una serie di mostre) che faccia nascere una sana curiosità per il mondo ebraico, possa rappresentare uno degli antidoti al pregiudizio crescente. La conoscenza, la cultura, la testimonianza come strumento contro la barbarie regressive che inquina la società del nostro tempo. Momento d’involuzione e allo stesso tempo di spinta. Tecnologia senza progresso civismo per parafrasare Pasolini.
Buona visione e buona Venezia.