Le città sono universi vivi e pulsanti, forse addirittura pensanti. Conoscerle non significa necessariamente ricordarne a menadito la pianta ma essere capaci di orientarsi appigliandosi a un oggetto, un paesaggio, un ricordo, una figura esemplare. È da questo procedere per frammenti, abbandonarsi al disorientamento apparente che si genera significato, scaturiscono intuizioni. Helsinki è la capitale del vuoto, Beirut del fuoco, Tangeri l'ideale punto di partenza per un africano e d'arrivo per un europeo, Valencia la madre del genio Calatrava. Le cinquanta città di Gabriele Romagnoli hanno ciascuna una loro profondità - visiva, storica, immaginaria o immaginata - che non contraddice la cifra che dovrebbe avere qualsiasi viaggio: la leggerezza.