Arthur Less è un personaggio che si ama subito al punto da non dimenticarlo più, con la forza e la personalità dei grandi, al pari di Leopold Bloom e di Samuel Pickwick. E Less è un romanzo bellissimo, satirico e romantico, divertente e doloroso, con una ricchezza di livelli ed emozioni che fa sentire la grandezza di Andrew Sean Greer, la grazia della scrittura e la profondità di pensiero. Premio Pulitzer giustissimo. Questo libro è puro piacere.
Quando viene a sapere del matrimonio del suo ex, un grande amore, con tanto di indelicato invito a nozze, Arthur Less capisce che non ce la fa, deve cambiare aria, scappare. È il momento giusto per accettare tutti quegli inviti a festival, conferenze, e appuntamenti vari da scrittore in giro per il mondo. Less li prende tutti, e va. New York, Messico, Francia, Italia, Germania, Marocco, India, Giappone, troppo presto per vedere i ciliegi in fiore, ma pazienza, Less parte.
Ha una valigia straordinaria, il sunto di sé stesso, il pantalone kaki e l’abito blu, quello per sentirsi Arthur Less, l’autore, lo scrittore, quello che frequenta la gente giusta, quello che stava con il poeta Pulitzer. La sua valigia è la sintesi delle sue maschere, senza le quali Less si sente inadeguato, sempre fuori posto, pesce fuor d’acqua, apparentemente indesiderato ovunque. È così che Less si vede: mediocre scrittore, scarso conversatore, amante così cosi, persino un cattivo gay, che compie i suoi cinquant’anni tra un volo e l’altro e intanto fa i conti con la propria vita, con cosa è andato storto, forse tutto. Ma in fondo nulla.
È uno spasso vederlo muoversi dai palcoscenici delle presentazioni ai locali cool dell’avanguardia giovane, dalle dune del deserto in piena tempesta di sabbia, ai silenzi eleganti del Giappone. Sempre impacciato, pieno di paure, così vero, così umano.
Arthur Less fa il giro del mondo a modo suo, si nasconde, si perde, si ritrova, e torna a casa, leggero, con un bagaglio perso, tanti incidenti alle spalle e qualche flirt.
Less è una storia d’amore coinvolgente, brillante, dall’ironia contagiosa, sapiente nel dosare il divertimento e la riflessione. Con tanta verità, e la consapevolezza che l’amore è una cosa “buona e cara”, non è fuoco né fiamme né fulmini. L’amore non è una cosa estrema (…). È portare fuori il cazzo di cane così l’altro può continuare a dormire, è fare la dichiarazione dei redditi, è pulire il bagno senza prendersela. È avere un alleato nella vita.
Un invito al viaggio fuori e dentro di sé. Meglio se con un abito di buon taglio.
Recensione di Francesca Cingoli