Con
Un lavoro perfetto ci immergiamo in un'atmosfera perfettamente giapponese che a tratti ricorda
Stupore e tremori,
La ragazza del Convenience Store e
La grande traversata.
Protagonista di Un lavoro perfetto è una donna di trentasei anni che è in cerca proprio del lavoro perfetto: un lavoro che non implichi il leggere, lo scrivere, il pensare.
Come è arrivata a questa decisione?
E' la lettura di Un lavoro perfetto che ci svelerà qual è la ricerca di senso della vita della protagonista.
Vorrei un lavoro privo di sostanza. Che sia al limite tra il gioco e l'impiego serio. Mi sono convinta che non sia una buona idea lasciarsi coinvolgere dal lavoro, voglio una posizione tranquilla, che mi impedisca di sprofondare nella voragine che sento aprirsi nel petto.
E' questa la richiesta che l'impiegata dell'agenzia interinale a cui si rivolge la donna si sente rivolgere.
Ma esiste Un lavoro perfetto?
La protagonista passa da una mansione a un'altra: prima sorveglia uno scrittore sospettato di svolgere contrabbando, poi scrive annunci pubblicitari da posizionare sugli scuolabus, poi inventa slogan accattivanti per le confezioni di crackers e così via.
Per lei la cosa fondamentale che deve possedere Un lavoro perfetto è la mancanza di coinvolgimento emotivo, un'atarassia che le consenta di vivere bene senza sentire le emozioni.
Via via che i lavori di susseguono, uno meno perfetto dell'altro, la donna si rende conto che Un lavoro perfetto non esiste e che questa sua ricerca nasconde in realtà qualcosa di molto profondo.
Tsumra Kikuko, autrice di Un lavoro perfetto, è una voce contemporanea del Giappone che riesce ad essere brillante, grottesca, irriverente e spiritosa allo stesso tempo.
Recensione di Stefania C.