In dialogo con la solitudine serve a scardinare alcuni pregiudizi.
Se diciamo “solitudine” entrano in gioco una serie di rimandi che spesso si muovono su aspetti e situazioni connotate negativamente.
Borgna ha scritto In dialogo con la solitudine in parte traendo spunto dal passato prossimo (e ancora presente) dettato dalla quarantena e dal concetto di distanziamento sociale, in parte guardando alla nostra società iperconnessa eppure pervasa dal sentimento di solitudine.
Ma appunto, In dialogo con la solitudine scardina l’accezione negativa della solitudine come chiusura, come malessere, come abbandono.
In dialogo con la solitudine sposta l’attenzione sulla solitudine come modalità di connettersi a se stessi: solitudine non vuol dire isolamento.
L’isolamento imposto genera una serie di sentimenti negativi, connessi alla mancanza di relazione, mentre la connessione con la solitudine interiore vuol dire sintonizzarsi sul proprio universo emotivo che è un modo di aprirsi e connettersi agli altri.
Solitudine, vissuta con consapevolezza e attenzione, è anche desiderio di connessione con persone e cose, anche se a distanza.
Isolamento è chiusura.
In dialogo con la solitudine lavora su questa dicotomia, solitudine e isolamento, guidando il lettore alla scoperta e all’ascolto dell’interiorità.
Una splendida risorsa.
Recensione di Stefania C.