Valsolda. Per la famiglia di Lucia Buonvicini, svizzera di nascita, il paesino italiano di Oria - affacciato sul Ceresio - doveva essere solo un rifugio temporaneo. L'armistizio dell'8 settembre sconvolge però ogni piano e porta la donna ad abbracciare la Resistenza con il nome in codice di Nichi, dando inizio a una doppia vita in cui un solo passo falso avrebbe significato la fucilazione. Il comandante fascista Emilio Castelli e la sua Brigata Nera tengono infatti in scacco la regione e organizzano un rastrellamento che spinge quasi tutti i partigiani in Svizzera. Tra le montagne resta solo una piccola banda, guidata dall'inafferrabile Falco. Castelli sa che i ribelli nascondono un arsenale e per trovarlo mette Lucia sotto sorveglianza, costringendola a usare Renzo - il figlio di nove anni - per comunicare con i partigiani. L'inverno incombe e la banda di Falco è obbligata ad abbandonare il proprio nascondiglio mentre i confini tra lealtà, sopravvivenza e tradimento sbiadiscono. Lucia viene così sottoposta alla prova di resistenza più estrema, prima di essere espulsa dall'Italia. Nel maggio 1945, mentre il mondo attende la cattura di Benito Mussolini, tenta di rientrare clandestinamente attraverso le montagne per riabbracciare i figli. Non arriverà mai. Tratto da una storia vera, "La resistente" è un romanzo in bilico tra maternità e ribellione che esplora fino a dove una donna può spingersi in nome della libertà.