Annenskij poeta della rinuncia intellettuale, della stanchezza della vita? Oppure poeta crepuscolare? Nulla di più lontano. Come gli eroi dei suoi drammi, schiacciati da chi è più forte di loro, Annenskij interpreta la vita con una saggezza e una lucidità che gli viene dalla sua frequentazione del mondo antico e gli permette di esprimerla, anche secondo i moduli del suo tempo, ma senza farsene opprimere e senza trasformarli in pose. Certo sente la sofferenza sua, degli altri e delle cose, però ama la vita, o, almeno non la teme. La neve gialla raccoglie alcune delle più belle liriche del poeta, annoverato tra i massimi esponenti del cosiddetto "Secolo d'argento" russo, quel periodo di straordinaria fioritura culturale, letteraria e artistica, che si colloca tra la fine del XIX secolo e i primi due decenni del XX secolo.