A partire dall'analisi di alcuni seminari tenuti da Heidegger dalla fine degli anni '20 alla metà degli anni '40, questo saggio intende tracciare i lineamenti teoretici di un'ontologia heideggeriana alternativa a quella - ancora prevalente - schiacciata sui temi della finitezza, dell'abbandono e della mancanza. Qui, al contrario, il tentativo sarà quello di sviluppare una linea interpretativa forse insolita: quella che fa di Heidegger un pensatore della totalità del mondo e dei mondi, dell'infinito, del molteplice puro e dell'accadimento aleatorio. Due sono le nozioni chiave che attivano la macchina teoretica di questa lettura e che ne attraversano gli ingranaggi: "processo soggettivo" e "soggettivazione". Distruzione e posizione infinita di mondi a partire da atti radicalmente contingenti e impersonali: ecco, invece, la posta in gioco della loro complessa articolazione. Ciò che è in discussione non è semplicemente una rilettura di Heidegger, ma una diversa concezione del soggetto, dell'essere e del reale.