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“La paura generalizzata di quando ti senti braccata da qualcosa che non conosci. Qualcosa di oscuro che ti assale da dentro. In ogni istante. Senza nome. Senza sosta.”
Ci sono tante forme di sopruso, ombre che si nascondono nella vita di tutti i giorni: un fidanzato possessivo e meschino, un collega arrogante e autoritario, un cliente prepotente, un lavoro mal retribuito. Sono semi, alcuni più piccoli, altri più umilianti, che minano da dentro. Finché un giorno si arriva al limite: perché la peggior perversione è quella di intrappolarsi da soli, in un senso di frustrazione continuo, che viene dal doversi adeguare sempre alle aspettative altrui, accettando, chinando la testa.
Marco Franzoso parte dalle piccole violenze che le donne subiscono nel quotidiano più normale, per raccontare una storia di ribellione: un giorno ci si guarda allo specchio e non ci riconosce più. Ci si ritrova in una zona torbida, con la sensazione di essere braccati da un senso costante di inadeguatezza, e di insoddisfazione.
Elisabetta Sferzi ha una vita normale, ha un fidanzato Daniele, con cui una nota stonata c’è sempre, e nonostante gli anni di relazione con lui permane un continuo senso di diffidenza e giudizio, ha un lavoro da avvocatessa in un piccolo studio, senza grandi prospettive, alle prese con piccoli casi di personaggi per lo più meschini che nemmeno la pagano, lo stress di dover sempre controllare linguaggi e non verbale, e una quotidianità fatta di solitudine e piccoli riti quotidiani. L’unico con cui riesce a essere a suo agio, abbracciata da calore e comprensione, è il vecchio padre, che sente di trascurare.
Poi un giorno lo rivede: Angelo Walder, un suo ex assistito, condannato per abusi e stupro. Walder era entrato in galera promettendo vendetta a Elisabetta, e ritrovarselo davanti è per lei uno shock. Perché Walder è un essere viscido, manipolatore, affascinato dalla propria voce, e capace di giochi sottili di condizionamento psicologico, e di soprusi fisici terribili. Walder è un buco nero di paura che la ingoia.
E, soprattutto, Walder è un’ombra che la segue, che appare all’angolo di strada per poi scomparire nella notte, che è seduto indifferente a un tavolino proprio nel caffè dove lei pranza coi colleghi. Finché Elisabetta lo trova sotto casa sua.
Quando la frustrazione tocca il limite, e incontra la paura, si arriva a un punto di rottura.
Elisabetta dice no e reagisce, con tutta la rabbia che aveva represso, e supera il confine tra bene e male.
Quando sopravvivere diventa seguire i propri impulsi, quella che riteneva di essere vittima diventa carnefice. La preda indifesa si scopre predatore violento.
In questa inversione di ruoli sta tutta la forza narrativa di La lezione di Marco Franzoso che, con un efficace io narrante femminile, sceglie una formula potente di thriller per parlare di sopruso, lavorando sul dialogo più che sull’azione, per scavare dentro la coscienza e portare a galla la verità su noi stessi, per svelare quello che si cela dentro la vita normale, sopito dietro sorrisi di circostanza e decoro sociale.
È la paura e la repulsione che Walder scatena a farci scoprire che c’è un predatore in ognuno di noi.
“Mai avevo agito seguendo con tanta aderenza l’istinto.
Quell’istinto, ora lo capivo, era la mia arma più potente.
Per affrontare il mondo.
Non più per adeguarmi alle sue richieste.”
Elisabetta ha accettato troppo a lungo e il suo istinto la porta a un processo liberatorio di se stessa attraverso il confronto, misto di violenza e cura, con un uomo pericoloso, ripugnante in ogni suo atto, e che è insieme il suo demone, il suo lato oscuro, che la guida alla scoperta del proprio io, verso un possibile cambiamento.
Stufa di sentirsi fuori posto, Elisabetta accetta un’aggressività che la mette di fronte al suo lato più vero, le fa ritrovare una voce sua, che era stata messa a tacere dalle imposizioni che lei stessa aveva accettato, le fa scoprire un sadismo che la inquieta e insieme la affascina: questa consapevolezza diventa una corazza dal mondo, che è esso stesso una prigione.
E Elisabetta, trasformatasi in aguzzino, capisce che per salvarsi deve attraversare il male, abbattendo ogni muro, capovolgendo un ordine e una perfezione che erano solo apparenti, e liberandosi del peso che ogni giorno deve accettare. Lei che nella vita si è sempre difesa, scopre che non le resta altro da fare che attaccare, accogliendo la sua vera natura, istintiva, come quella di tutti.
È la lezione più difficile: prendere in mano la propria vita, al di là di qualsiasi compromesso.
La lezione di Marco Franzoso è un thriller psicologico intenso e magnetico, che si legge trattenendo il fiato, tiene inchiodati con una suspense costruita a frasi mozzate, frammenti ritmati che riescono a conferire un senso continuo di instabilità e di claustrofobia di chi si trova senza vie d’uscita, come un insetto intrappolato in un bicchiere capovolto.
“Nella vita di prima mi ero sempre tenuta lontana dai luoghi profondi e oscuri. Adesso avevo voglia di avventurarmici.”


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