Il titolo di questo libro dovrebbe essere "Giallo a due voci". Perché è come se fosse stato scritto da due persone diverse, segnate da distanze siderali. Da una parte un impianto narrativo così scarno da contraddire i sotterfugi e gli imprevisti che inchiodano il lettore di gialli fino all'ultima pagina, prima che sia sconfitto da una spiegazione che vanifica tutte le "previsioni" elaborate lungo il percorso. Dall'altra - qui sta la bellezza straordinaria di queste pagine - una ricchezza linguistica che incendia il tessuto delle emozioni quando descrive i paesaggi con i loro colori, quando disegna la fisicità dei personaggi come gabbia che segna gli eventi della loro vita, quando fissa la narrazione in pagine inaspettatamente liriche e musicali, che si fanno suono, vento, volo di farfalla, erotismo, poesia. E allora comprendi che la povertà della prima voce è stata pensata proprio per fare da contraltare alla ricchezza della seconda.