Il volume indaga i rapporti tra parola e immagine nella Napoli tra XVI e XVII secolo, un contesto segnato da stretti intrecci tra arti figurative e letteratura. Attraverso il prisma dell'ekphrasis, la scrittura traduce il visibile, dà voce all'invisibile e costruisce scenari immaginari in cui il lettore si trasforma in spettatore. Ne risulta il ritratto di una città cosmopolita che diventa laboratorio di linguaggi, in cui arti figurative, letteratura e teologia si intrecciano in un'unica e complessa cultura visuale.