La maggior parte di noi accetta che in guerra possa essere lecito uccidere. Killing in war mette in discussione la dottrina tradizionale dell'uguaglianza morale secondo cui combattenti di guerre giuste o ingiuste hanno pari diritto a uccidersi, purché rispettino le regole di condotta bellica. McMahan sostiene che la giustificazione morale per uccidere in guerra è la stessa della legittima difesa: si può colpire solo chi si è reso moralmente responsabile di una minaccia ingiustificata. Combattere in una guerra ingiusta, cioè priva di una giusta causa, è moralmente sbagliato. L'autore critica argomenti come il consenso implicito, l'ignoranza morale e l'obbedienza agli ordini, sostenendo che nessuno di questi elimina la responsabilità morale individuale. Si distingue tra responsabilità morale e scusabilità: partecipare a una guerra ingiusta può essere scusabile, ma ciò non la rende giustificata o lecita.