In Instabili abitudini, Anna Boccia racconta il fragile equilibrio del vivere con una scrittura che attraversa il corpo, la mente e la memoria. La parola diventa strumento di ricerca identitaria. Le sue poesie abitano il quotidiano come una casa percorsa da correnti invisibili: stanze, letti, bicchieri di carta, piccole ritualità che rivelano l'instabilità dell'esistenza. Ogni verso è un frammento di resistenza, un tentativo di nominare il dolore per trasformarlo in forma, di guardare la ferita senza cedere alla retorica della guarigione. Con voce lucida e vulnerabile, Boccia costruisce una poesia della verità e del tremore, dove la fragilità diventa linguaggio e la parola custodisce ciò che trema. Instabili abitudini è un diario aperto, una soglia interiore che invita a restare nel punto esatto in cui l'abitudine si incrina e nasce la consapevolezza.