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ortese anna maria - il mare non bagna napoli

IL MARE NON BAGNA NAPOLI




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Dettagli

Genere:Libro
Lingua: Italiano
Editore:

Adelphi

Pubblicazione: 05/2008
Edizione:





Trama

"Il mare non bagna Napoli" è - sottolinea Pietro Citati nella prefazione - una straordinaria discesa agli Inferi: nel regno della tenebra e delle ombre, dove appaiono le pallidissime figure dei morti. Di rado un artista moderno ha saputo rendere in modo così intenso la spettralità di tutte le cose, delle colline, del mare, delle case, dei semplici oggetti della vita quotidiana. Anna Maria Ortese attraversa l'Ade posando sulle cose e le figure degli sguardi allucinati e dolcissimi: tremendi a forza di essere dolci; che colgono e uccidono per sempre il brulichio della vita. Nei racconti compresi nella prima parte del libro, questi sguardi penetrano nel cuore dei personaggi: ne rendono la musica e il tempo interiore, come molti anni prima aveva fatto Cechov".




Recensione Libraio

“La città si copriva di rumori, a un tratto, per non riflettere più, come un infelice si ubriaca. Ma non era lieto, non era limpido, non era buono quel rumore fatto di chiacchierii, di richiami, di risate, o solo di suoni meccanici; latente e orribile vi si avvertiva il silenzio, l'irrigidirsi della memoria, l'andirivieni impazzito della speranza.”


Ne Il mare non bagna Napoli Anna Maria Ortese descrive Napoli come una città distrutta, ferita, allucinata dove si prova un senso di impossibilità ad accettare il reale e l’immenso male che lo pervade. Storie raccontate con una scrittura evocativa e nervosa ma al tempo stesso precisa e lucida. Tutto l’orrore di un mondo troppo spesso dimenticato, da cui tuttavia è impossibile distogliere lo sguardo.


Il mare non bagna Napoli è un libro di racconti crudelmente veri, storie di sofferenza, di miseria morale e di disillusa descrizione della realtà che rimarranno impresse nella memoria dei lettori. I primi due capitoli sono scritti come racconti letterari, i rimanenti tre invece nello stile dei reportage giornalistici.


Un paio di occhiali mostra uno spaccato della Napoli ancora sotto le macerie, dove Eugenia, dieci anni, vive insieme alla famiglia in un quartiere povero e degradato. La protagonista ha un difetto alla vista e questo la porta a vedere la realtà in modo diverso rispetto agli altri finché un giorno non arrivano “gli occhiali nuovi” che la costringono a prendere coscienza di com’è veramente il mondo che la circonda, un mondo fatto di povertà e miseria morale.


Interno familiare è il ritratto di una donna che non ha mai conosciuto l’amore. La vicenda si svolge nel giorno della vigilia di Natale dove, in una grande casa nel quartiere Monte di Dio, una zitella ormai trentenne, Anastasia Finizio, scopre che è tornato in città, dopo anni di assenza, un giovane di cui era stata innamorata da giovane. Inizia così un viaggio dell’immaginazione fra ricerche affannose e rimpianti. La rinuncia finale segna la sua sconfitta e il tragico ritorno  alla vita di prima, scandita dal ritornello “casa e lavoro, lavoro e casa”.


Oro a Forcella e La città involontaria descrivono la povertà di Napoli nell’immediato dopoguerra; il primo ambientato sul Monte dei Pegni del Banco in via San Biagio dei Librai; il secondo è invece una discesa agli inferi fra i senzatetto nel III e IV Granili, casermoni dalla mole surreale dove a stento penetra la luce del sole.


L’ultimo racconto, Il silenzio della ragione è un reportage lapidario e cinicamente spassionato sugli intellettuali partenopei (fra gli altri Luigi Compagnone, Pasquale Prunas, Ermanno Rea, Raffaele La Capria) variamente legati alla rivista Sud. Il racconto all’epoca scatenò grandi polemiche e dibattiti e contribuì a rendere celebre il libro (edito da Einaudi nel 1953 nella prestigiosa collana dei Gettoni, vinse anche il premio Viareggio).


Anna Maria Ortese fu spesso in contrasto con il clima culturale che la circondava. Muovendo dal realismo magico dei suoi primi racconti, nel dopoguerra si distanziò sempre di più dal neorealismo imperante. Nel racconto Il silenzio della ragione Ortese prospetta una ricerca che superi i limiti della ragione illuministica. La ragione significa infatti saper vedere la verità oltre le apparenze del reale. Anche nei suoi romanzi fantastici successivi (L’Iguana, Il cardillo addolorato, Alonso e i visionari) le descrizioni lucide, precise, realistiche del mondo sono accompagnate dalla fantasia più visionaria e funambolica. Una tensione morale e una profonda visione mistica della realtà pervadono l’opera di Ortese: l’uomo è un tutt’uno con l’ambiente che lo circonda ed è per questo chiamato a riparare al tanto male che c’è nel mondo e di cui lui stesso è spesso la causa.


In un clima culturale dominato da impegno politico e marxismo, come quello del dopoguerra era difficile per Ortese trovare spazio. La sua opera è stata riscoperta dalla critica e portata alla conoscenza di un vasto pubblico di lettori solamente negli anni ’80 e Il mare non bagna Napoli è ormai diventato uno dei libri più rappresentativi del Novecento letterario italiano.



Recensione di Samuel P.









Altre Informazioni

ISBN:

9788845922855

Condizione: Nuovo
Collana: GLI ADELPHI
Dimensioni: 198 x 15 x 128 mm
Formato: Brossura
Pagine Arabe: 176


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