L’ispettore Gianni Venanti ha la sensazione di essere stato relegato in un luogo sperduto, che sarebbe un eufemismo chiamare paese.
In realtà si tratta di una nota località balneare sarda, ma lui non vede il bello, l’acqua di mare limpida, la sabbia bianca, non sente i grilli né il suono della risacca. Quel posto, poche ville e pochissimi abitanti, per Venanti ha il carattere di un castigo.
È in un clima irreale di immobile aspettativa che viene trovato un cadavere, e Venanti si concede un momento di sarcasmo prima di iniziare a indagare: “Anche nelle lande avvengono gli assassinii”.
Non è nuovo ai dialoghi con se stesso, il rude ispettore, che rimugina, trae considerazioni che hanno la rotondità di sentenze:
“Il mondo dei vivi è sempre pieno di inganni - considera tra sé e sé, finendo per parlare sottovoce - sotto la placida superficie squallidi meccanismi svolgono sferragliando i loro compiti segreti”.
Quello che l’indagine di Venanti porterà a galla, incontro dopo incontro, è una trama di odio, invisibile e potentissima, che lega il passato più buio al presente più vicino, senza differenze. I vecchi proprietari delle ville sono tutti legati tra loro, non solo dai ricordi, ma dallo stesso sguardo fiero e ostile, che definisce la loro stessa identità.
Cambiano le dinamiche, cambiano i percorsi, ma la comune matrice dell’arroganza prevaricatrice è la stessa di un passato che ritorna, che accomuna gli abitanti del luogo in una vicinanza che è un’eredità terribile e una vocazione alla violenza.
Solca le onde del mare, questo odio, che scivola dentro come olio, spingendosi dove più c’è povertà e debolezza, scatenandosi sugli ultimi, sui poveracci che l’indifferenza ha reso ultimi, e l’ideologia della sopraffazione ha reso merce.
L’incontro con Ahmed e con gli uomini, le donne e i bambini accatastati su letti di fortuna in capannoni abbandonati, rivela a Venanti e alla sua squadra un mondo ignoto a lui e a tanti, e un senso di impotenza di fronte all’umanità violata.
“Mentre ero lì dentro ho avvertito forte l’esigenza di calarmi dentro la loro oscurità e di provare a incontrarli nelle loro tenebre, oltre le differenze di colore, di estrazione, oltre le storie diverse. Potrà mai accadere? - si chiede spaesato. Considera che possiedono poco, ma sono infinitamente ricchi di dignità e di valori. E non conoscono la cultura del lamento, così diffusa in Occidente.
Si rende conto di non aver provato compassione nei loro confronti. Solo ammirazione. E ha avvertito la propria pochezza”.
Maria Rizzi racconta le tragedie senza tempo con una vicenda che attraversa la storia e punta il dito contro il disinteresse e l’intolleranza. L’ispettore Venanti è un protagonista inquieto, introverso e irascibile, e Il mare invisibile è un ottimo thriller, che sa svelare non solo assassini ma anche riflessioni, sociali e tristemente sempre attuali. Il mondo che è retto dal caos, dominato dal profitto e dalla discriminazione, è un mondo senza speranza, in cui si è fatto più freddo, è un mondo in cui Nietzsche direbbe che Dio è morto. Ma un mondo che sa ancora porsi domande, che sa alzare la voce contro l’odio, e sa parlare di accoglienza, di perdono e di bellezza, vale la pena di essere protetto e vissuto con amore.
Recensione di Francesca Cingoli