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“Mungo si avventò contro di lui e gli sferrò un pugno contro il petto. Lo sfidò a colpirlo a sua volta. La tenerezza era sempre preceduta dalla violenza; Mungo non conosceva altri modi.”
Tenerezza e violenza sono i due punti attorno ai quali ruota la vita di Mungo Hamilton, quindicenne cresciuto nei quartieri operai di Glasgow. Dopo il successo di Shuggie Bain, Booker Prize 2020, Douglas Stuart torna nei luoghi della sua infanzia per un romanzo duro e delicato, tenero e violento.
C’è timidezza nello sguardo di Mungo, il suo sorriso è magnetico, la sua testa ribelle genera dolcezza, e sentimenti materni. La sua è una mitezza confortante come quella di un cucciolo, ma è una delicatezza che turba i maschi. Non c’è spazio per “uno come lui” nella dura Glasgow dove il maschio è maschio, rissoso, attaccabrighe, sporco e brutale, dove le nottate sono infrante dai colpi delle spedizioni punitive, dagli incontri tra bande, dalle irruzioni della polizia. Suo fratello Hamish è così, un capobranco aggressivo, a capo di un gruppo di teppisti che razziano e colpiscono per gioco, perché si è sempre fatto così.
Mungo è sensibile, e quando è sotto pressione e spaventato ha il volto che si contrae in spasmi, e il disagio lo rende pieno di tremori e smorfie contratte dalla paura.
“Mungo sapeva benissimo che le persone hanno i demoni. Quello di Ma-Mo si mostrava ogni volta che la madre aveva la smania di bere. Il suo demone era un serpente schiacciato, tipo anguilla, con il muso e gli occhietti da donnola e il pelo infeltrito di un ratto rognoso.”
È in questo ambiente che Mungo è sempre vissuto, prendendole quando il fratello lo trascina in missioni contro i cattolici, quando finisce in mezzo a pestaggi, quando la madre Ma-Mo si trasfigura in un essere orribile per il troppo alcol. Solo la sorella maggiore Jodie, che nelle assenze sempre frequenti della madre si ritrova a capo della famiglia, sembra poter sperare in un domani, ma rischia di rimanere invischiata anche lei nel destino dei perdenti. È il personaggio più caldo e accudente, e anche se duro e intransigente, perché cresciuta troppo in fretta, è il volto di umanità degli Hamilton grandi.
Il giovane Mungo (Mondadori, traduzione di Carlo Prosperi) vive in strade strette, tra tenement tutti uguali, così alti e ammassati che il cielo resta piccolo in quel pezzo di Glasgow che non dà speranze ai giovani, né redenzione agli adulti. Per tutti, la vita è fatta di bevute e cruda realtà, o si lotta o si soccombe.
Ci pensa la madre Ma-Mo, inaffidabile e alcolista, a rendere il giovane Mungo un uomo, affidandolo per un intero week end nelle mani di due perfetti sconosciuti, appena usciti di galera, che lo portano fuori città a pescare, a bere, a divertirsi, loro e solo loro, con lui. Sono pagine terribili nella loro spietatezza e squallida inevitabilità.
Quando conosce James Jamieson, un cattolico che alleva piccioni in una colombaia vicino a casa sua, per Mungo non è solo la scoperta del primo amore, ma quella ancora più potente di non sentirsi sbagliato.
James e Mungo, il cattolico e il protestante: sono due così impensabili insieme, e il loro è un amore così inconcepibile in quel contesto, che si scoprono simili, diversi da tutti, ragazzi senza padre, segnati dalle assenze, feriti da chi se ne va lasciandoli soli, e da una timida, taciuta vergogna.
Tenerezza e violenza. Accanto alla durezza di un mondo che li circonda e che non li risparmia, pieno di predatori e relitti umani, Mungo e James scoprono la bellezza di potere appoggiare il proprio peso all’altro.
“James allungò la mano e gli scansò i capelli dagli occhi. Fu un gesto così fulmineo che quasi non successe, la mano rapida e furtiva come un colombo in volo radente. Nel petto di Mungo si aprì una fessura di cui lui ignorava l'esistenza; al di sotto di essa c'era una sensazione di vuoto che mai prima di allora lo aveva tormentato.”
Con una prosa toccante piena di lirismo, Stuart Douglas racconta il lento e goffo avvicinarsi di due corpi che, giovani e inesperti, si conoscono con lentezza, sono dita che si sfiorano silenziose in mezzo al rumore e alla prosaicità indecente e sguaiata che li circonda. La loro è una purezza maltrattata che fa percepire un senso della vita, un futuro da inseguire insieme, aggrappati uno all’altro, ma altrove, in un luogo dove chi ti ama resta e non scompare lasciandoti solo.
Il giovane Mungo è un libro di formazione doloroso e commovente, una storia molto cruda che fa contrarre lo stomaco per la brutalità, e al tempo stesso accende il cuore di emozione per la tenerezza goffa dell’amore. Stuart Douglas scrive con un’incisività che non nasconde niente, sbatte in faccia la realtà più sporca e insieme fa affiorare la poesia anche dal fango.
“Il buio calante ingoiava le nuvole del cielo. Mentre lungo le strade bagnate si accendevano le luci, i ragazzi protestanti cominciarono a riversarsi fuori dai portoni dei tenement richiamandosi l'un l'altro con ululati da predatori notturni.”


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