"In una visione metafisica, un fondale fisso e irreale, una donna scambia i propri ricordi con un individuo proteiforme in un sogno sempre più simile a un incubo. Una vicenda intima estrema cui si sarebbe tentati di non credere, se non evocasse l'eco di mille infelicità e follie divampanti nella quotidianità della cronaca". (Dalla postfazione di Marco Ongaro)