Assumendo il disordine come figura chiave e ricorrendo agli strumenti interpretativi dell'ermeneutica, della sociologia e dell'antropologia, l'autore svolge un'ampia indagine comparativa delle dinamiche sociali e culturali che agiscono nelle società tradizionali e in quelle della «modernità avanzata». L'idea di fondo è che ordine e disordine sono inseparabili, che tutte le società, dalle più «ordinate» alle più «caotiche», sono costrette a confrontarsi col disordine per tentare di addomesticarlo. Dopo un'ampia disamina del linguaggio del mito, della ritualità, del sapere sociale e della scienza contemporanea, in rapporto alla dialettica ordine/disordine, un «elogio del movimento» dal quale non può prescindere un pensiero che voglia aderire allo spirito del nostro tempo.