Brossura, 37 ill. a col. f.t. Il racconto di una straordinaria stagione artistica i cui protagonisti hanno saputo realizzare alcuni tra i massimi capolavori della pittura di tutti i tempi. Dai dipinti di piccole dimensioni per la devozione privata all’invenzione delle sacre conversazioni, dai grandi "teleri" per il governo della Repubblica ai celebri cicli di affreschi per palazzi e ville, la pittura veneziana tra Quattrocento e Settecento è ripercorsa dall’autore attraverso una scelta ragionata delle opere più significative. Un percorso che si contraddistingue per l’originalità nell’uso della luce e del colore; una specificità che, verso la fine del xv secolo, si ritrova già come carattere strutturale dell’arte di Giovanni Bellini, di Carpaccio, di Cima da Conegliano e che continuerà a esercitare una forte attrattiva sui pittori delle generazioni successive capaci di darne le interpretazioni più personali e avvincenti. Dal classicismo di Tiziano degli anni venti e trenta del Cinquecento, alla solarità di Veronese, ai grafismi di Tintoretto; dal dramma dell’ultimo Tiziano, alla lunga notte del Seicento, fino agli squarci abbaglianti sui cieli di Tiepolo e alla limpida razionalità di Canaletto, luce e colore sono infatti gli strumenti che i veneziani usano con maestria insuperata, guidati da una sensualità pittorica che li farà ammirare dai contemporanei e che sarà modello imprescindibile per tutta la pittura europea dell’Ottocento, soprattutto per la Parigi degli impressionisti.