Quante lingue ci sono al mondo? Quanto sono diverse l’una dall’altra? Le differenze sono quantitative o qualitative? Perché i bambini piccoli imparano senza nessuna difficoltà e in poco tempo una nuova lingua mentre agli adulti possono non bastare anni di studio per parlare decentemente una lingua straniera? Ogni lingua porta con sé un modo diverso di guardare al mondo?
Nel rispondere a queste domande, Baker sottopone alla prova dei fatti l’idea di Noam Chomsky che esista una Grammatica Universale condivisa da tutte le lingue umane e cerca di mostrare come questa idea possa spiegare le proprietà di lingue apparentemente molto diverse fra loro come l’italiano, l’inglese, il giapponese e il mohawk (una lingua parlata dagli indiani d’America dalle proprietà strane e affascinanti di cui Baker è il massimo conoscitore).
Il libro può essere utilizzato in corsi universitari brevi di introduzione al linguaggio, nonché da psicologi, linguisti e filosofi che si occupano delle tematiche concernenti il linguaggio.
La trattazione piacevole e brillante lo rende apprezzabile anche da parte del lettore non specialista.