Secondo Resnik lo psicotico vive un'esistenza sospesa, paragonabile a uno stato di ibernazione. Si sente ferito da ogni tentativo di avvicinarsi a lui e tende a rinchiudersi nell'autismo come in una corazza. A partire dall'impressione di persone "ibernate" che questi pazienti sucitano, Resnik parla di "glaciazioni" metaforiche, con riferimento alla regressione dello psicotico alla propria preistoria affettiva, che è quella dei primi rapporti con la madre.