«La società va veloce, varia rapida in mille forme diverse, cambia direzione e noi dobbiamo sempre sentirci all'altezza di essa, tenere il passo, sintonizzarci perfettamente su un canale dalla mutevole frequenza. Il dolore, però, non ha questo ritmo. È lento, strisciante, tenace, crudele, spesso sadico. Lavora come un tarlo logorandoci, facendoci apparire belli fuori, ma danneggiati dentro. Solo la rosura che facciamo cadere sbadatamente camminando può essere un segnale, ma tutti corrono e nessuno si ferma a guardarla. In questo mondo fanno notizia i successi brillanti e le miserie patetiche, le vittorie straordinarie e le sconfitte cocenti, non la polvere silenziosa di chi soffre».