Collana ArcheologicaMente; 4
F.to in 4°, bross. edit., ill. a colori, 36 pp.
edizione a cra di Maria Elisa Garcia Barraco
Riproduzione del saggio originale di Giacomo Boni pubblicato nel 1912 in occasione della mostra 'Orti e Giardini, il cuore di Roma Antica'.
Nel Novecento, a conclusione degli scavi eseguiti sul Palatino per riportate alla luce le dimore imperiali, l'archeologo allestì sul posto un giardino all'italiana, piantandovi cipressi e lauri, ma anche nuove specie come peonie e camelie. Fondò 'Flora Palatina' a tutela del verde della zona, fondazione che a 100 anni di distanza ancora persegue gli intenti originari di conservazione delle piante amiche dei resti archeologici.
«Vorrei far ricca la flora palatina; vorrei far sentire l'influenza educativa emanata dall'amoroso rispetto alle piante e di cui mostrano aver gran bisogno taluni visitatori».
«Le pellicce erbose fatte crescere su di un sottile strato di humus alla sommità dei ruderi, li proteggono dall'arsura e dal gelo, formando un tessuto di radichette. La cresta dei muri, d'opera testacea e cementizia, facile a disgregarsi per le intemperie, viene tutelata dalle infiltrazioni mediante coccio pesto, sul quale si stende il terriccio misto a seme di fieno, per agevolare il formarsi d'una verde pelliccia; ottime a tal uopo le poae, tra le graminacee a radice fibrosa, e la lippia repens, graziosa verbenacea resistente alla siccità».
«Siano alquanto lontani dai monumenti gli alberi a chioma molto espansa; si escludano le invadenti robine pseudo-acacie e gli ailanti che squarciano le murature sino allo sgretolamento. E protegga ciascun paese a propria flora monumentale».
Giacomo Boni