09/09/2009
Di luca_pierantoni
5 stelle su 5
“Figli del Monsone” e’ un reportage giornalistico che ha tutti i numeri per diventare un successo editoriale di livello internazionale. David Jimenez, a poco piu’ di trent’anni, dimostra tutto il suo talento, che lo ha gia’ portato ad essere uno dei giornalisti spagnoli piu’ apprezzati. Alcune pagine del suo libro non hanno niente da invidiare ai lavori di un Terzani o un Kapuscinski. Il libro seduce, inquieta, affascina, tenendo il lettore sempre sull’attenti. E’ un libro denso di episodi, storie e aneddoti che l’autore utilizza per raccontarci quello che ha scoperto nei suoi anni di viaggi in Asia. Jimenez avverte che “Figli del Monsone” non e’ un libro sull’Asia. Tuttavia, che Jimenez lo voglia o no, “Figli del Monsone” e’ un libro sull’Asia, cosi’ come “Ebano”, nonostante le preghiere di Kapuscinski di non considerarlo tale, e’ un libro sull’Africa. Ma “Figli del Monsone” e “Ebano” hanno anche anche un’altra cosa in comune; sono lavori scritti da giornalisti che amano il loro lavoro e comunicano in ogni pagina la passione per il viaggio e l’amore per la scoperta. Sono libri sul giornalismo, prima ancora che sull’Asia e sull’Africa, scritti da due ficcanaso cui siamo grati, perche’ ci aiutano a sapere quello che altrimenti non sapremmo, e questo, alla fine dei conti, e’ (o dovrebbe essere) il vero scopo del giornalismo.
Jimenez, da bravo inviato speciale di un quotidiano, e’ continuamente preoccupato di conquistare l’attenzione del lettore. A questo fine utilizza tutti gli strumenti a sua disposizione. A tratti le scene diventano molto cariche, e la naturalezza dei personaggi ne risente. Il lettore ne rimane incantato, ma non e’ sicuro fino che punto possa fidarsi. Alla fine decide di farlo, per sfruttare in pieno una grande occasione, quella di immergersi in realta’ diverse e lontane, e farsi accompagnare in giro per l’Asia da Jimenez. “Figli del Monsone” e’ un libro che rapisce, e in alcune pagine strega. Ed e’ anche la prima opera di un autore di cui