La sentite anche voi, questa proiezione verso il futuro? Di che si tratta esattamente? Esiste da sempre o si è palesata soltanto adesso, in questa nostra «condizione contemporanea»? Si può pensare di alleviarla attraverso la tecnologia, nei deliri indotti dalle sostanze, nei sogni o con la terapia? Fabrizio si ritrova immerso in un mondo che sente troppo arioso. Non è all'altezza di Chiara, non ama il suo lavoro, non è un figlio modello e passa troppe ore a giocare on-line. Soffocato dallo spazio che lo circonda, si spinge in avanti alla ricerca di una stanza più piccola, di un luogo che gli sia finalmente aderente. Potremmo scambiarlo per un filosofo dell'essenziale, invece è un profeta dell'accelerazione - il primo in questa raccolta a voler attraversare il presente il più rapidamente possibile per andare a vedere dall'altra parte. A modo suo, ogni personaggio di Fast Forward gli assomiglia. Per Marco, irretito in un percorso terapeutico per risolvere la sua insonnia, la questione è psicologica: non sa ancora chi sia. Per Misha, con il paese in guerra e una moglie incinta, è più contingente: nel suo orizzonte si staglia una missione mortale, mentre adesso ci sono mesi di addestramento da affrontare col fiato sospeso. Ma la verità - sembra suggerirci Muscolino in questo esordio esplosivo - è che non serve rischiare la vita per presentire l'inizio della fine. Tutti potremmo ritrovarci come il protagonista dell'ultimo racconto. A ripercorrere la nostra lunga esistenza accanto all'innominata solo per chiederci: valeva davvero la pena indugiare a tal punto su quel pensiero fisso? E poi scordarci la domanda, un secondo dopo.