Stretti tra un presente soffocato dalle distopie reali e un futuro che si prospetta come un vicolo cieco, la soluzione è una scommessa radicale: puntare sull'utopia, non più come un'invenzione letteraria o un modello astratto da contemplare, ma come un gesto concreto da compiere, qui e ora, nella terra che calpestiamo. Spaziando dalle campagne del Salento che rinascono grazie a collettivi di rigenerazione territoriale ai vigneti abbandonati della Val di Susa presidiati dai No TAV per realizzare, attraverso la protesta, una diversa modalità di convivenza; dalla ZAD di Notre-Dame-des-Landes, dove il lavoro agricolo degli attivisti ha impedito la costruzione di un aeroporto, agli orti urbani che fioriscono nei luoghi incolti delle periferie metropolitane, questo saggio mostra come le manifestazioni contemporanee di dissenso condividono l'esigenza di uno spazio d'azione trasformativa e suggerisce, pertanto, una teoria dell'utopia che ponga al centro pratiche di collaborazione tra umani e non-umani, e che miri a ridefinire i limiti geografici dell'agire sociale. Paolo Bosca racconta di battaglie condotte sul campo che dimostrano come ogni evoluzione autentica abbia bisogno di terra fertile per mettere alla prova i desideri e nutrire alternative all'esistente, ragionando sugli strumenti che, oggi più che mai, appaiono essenziali per coltivare nuovi immaginari in grado di riconquistare il potere di trasformare il mondo.