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pastorella giulia - exit only - cosa sbaglia l'italia sui cervelli in fuga
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EXIT ONLY - COSA SBAGLIA L'ITALIA SUI CERVELLI IN FUGA


4 stelle su 5 1 recensioni presenti


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Dettagli

Genere:Libro
Lingua: Italiano
Editore:

Laterza

Pubblicazione: 09/2021





Trama

«Sono stufa del fatto che l'opinione pubblica e i politici considerino noi cervelli in fuga o privilegiati traditori o disgraziati vittime delle circostanze. Vorrei che questo libro facesse breccia nell'immaginario comune contribuendo a costruire una nuova narrazione.» La storia della generazione perduta di talenti è davvero come la raccontano? L'Italia è colpita dal fenomeno quanto gli altri grandi paesi europei ma con alcune evidenze preoccupanti che rendono la situazione più drammatica, come l'accelerazione dell'emigrazione qualificata negli ultimi dieci anni e la scarsità di laureati prodotti dal nostro sistema educativo. Gli effetti negativi della fuga di cervelli sono particolarmente evidenti quando, come nel caso dell'Italia, tende a essere una fuga unidirezionale. Il libro si propone di sfatare alcuni miti, indagare il fenomeno da una prospettiva internazionale più ampia e dare voce a chi è partito, grazie alle testimonianze raccolte dall'autrice. Un paese o un governo che si voglia occupare di talenti deve pensare a come svilupparli e dar loro opportunità affinché restino, ma anche a come attirarli da altrove. Prefazione di Federico Rampini.










Altre Informazioni

ISBN:

9788858145203

Condizione: Nuovo
Collana: ANTICORPI
Dimensioni: 141 x 17 x 210 mm
Formato: Brossura
Pagine Arabe: 172





I vostri commenti al Libro

1 recensioni presenti.

02/11/2021 Di kirill.semenov
4 stelle su 5

Un testo chiaro e sufficientemente ben "ricercato" (passatemi il termine), l'autrice distingue tra tesi nazionaliste e tesi internazionaliste (per cui propende), anche se alla fine pare convenire che il fenomeno è in realtà difficile da quantificare e che tutto sommato il "danno" viene a lungo termine compensato, anche se dalle implicazioni della sua tesi pare proprio che a subirlo maggiormente sono i paesi in via di sviluppo in una prospettiva più che altro a breve-medio termine. Poi magari mi sbaglio io e non ho capito il senso del libro.



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