2002. Terribili creature mutanti, conseguenza di un conflitto nucleare devastante, si aggirano sulla Terra. I sopravvissuti decidono di bandire ogni conflitto grazie alla dottrina del "Relativismo": qualsiasi credo o filosofia è tollerato nella loro società, purché non lo si imponga ad altri. In questo contesto Floyd Jones, un ragazzo di provincia fragile e spaventato, sfrutta i propri poteri precognitivi - conosce il futuro, ma solo con un anno di anticipo - per diventare un potente leader globale e instaurare un totalitarismo basato sul culto della personalità e sulla xenofobia. E Jones creò il mondo (1956) mostra un Philip Dick ancora in cerca di una propria modalità narrativa, tra distopia orwelliana e fantascienza alla van Vogt, ma già maestro nel tratteggiare il ritratto dell'America paranoica del Dopoguerra: un mondo sospeso tra conformismo e paura del diverso, che si tratti di un alieno venuto dallo spazio o di ragazzi nati da esperimenti di laboratorio.