I luoghi abbandonati - case fatiscenti, fabbriche arrugginite, parchi giochi dismessi - vengono in genere associati a un irredimibile degrado che non meriterebbe né cura né attenzione. D'altronde, «l'abbandono sarebbe l'esito del perdente, e generalmente non piace». Eppure spesso un edificio disabitato, inutilizzato e lasciato a sé stesso nasconde una storia intensa, ed esplorarlo mette alla prova percezioni apparentemente lontane: la ricerca storica per conoscerlo, la fatica fisica per raggiungerlo, l'adrenalina associata a una certa dose di rischio e pericolo nel perlustrarlo. Una fascinazione che in ambito fotografico è riconducibile a un termine preciso, urbex: l'esplorazione urbana di luoghi sovente neri e ostili, altre volte scintillanti e accoglienti. Viaggiare nell'estetica dell'abbandono può aiutare a svelare le logiche che lo sottendono, e a comprendere come ogni cosa dimenticata sia, in verità, viva, fragile e vulnerabile. E perciò così simile all'essere umano.