"Del mondo vedere tutto e non prendere niente": con queste parole Sergej Esenin, poeta russo del Novecento, descriveva il bisogno di raccontare la bellezza del mondo, senza provare a trattenerla, accogliendone invece la fragilità e fugacità. Su questa linea poetica si sviluppa la raccolta, che invita a concentrarsi sul vento e sul mare - ciò che nella natura, nella sua ciclicità, è fugace. Ed è da questi fenomeni che si origina l'introspezione necessaria per lasciarsi avvolgere dai sentimenti che nascono dentro di noi. Il desiderio di esprimersi in tempo, prima che l'emotività si disperda tra la monotonia del quotidiano, è così fonte creativa: ritroviamo nei versi e nelle pennellate il tentativo di contemplare il mondo e sé stessi.