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notaro raffaele - densita'
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DENSITA'




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Dettagli

Genere:Libro
Lingua: Italiano
Editore:

MONDADORI

Pubblicazione: 04/2021





Trama

Il suicidio di Filippo, giovane promessa del nuoto locale, sconvolge la piccola comunità di Castel Carpino e porta alla rottura dei fragili equilibri che reggono il vivere quotidiano del paese. Una morte incomprensibile, dicono tutti, mentre le voci si rincorrono incontrollate e le forze dell'ordine indagano su familiari e conoscenti. Che cosa ha visto il migliore amico della vittima, il giorno della disgrazia? Gabriele - atleta mediocre, chiuso di carattere e con evidenti problemi di apprendimento - si trova a sopportare non solo il peso del lutto, ma anche la responsabilità dello stigma dovuto al suo rapporto speciale con Filippo, che non ha mai incontrato il favore dei compagni. Come se non bastasse, il custode delle piscine rivela di aver notato strane presenze vicino alla recinzione del centro sportivo in cui Filippo si è suicidato, e lo accusa perfino di aver provocato la morte dell'amico. Sarà dunque Angela, la madre di Gabriele, a tentare di creare un argine intorno alle dicerie che si addensano intorno alla sua famiglia, trovando la forza di confrontarsi con il suo passato e con i ricordi che la legano alla terra in cui è nata. In un contesto in cui gli adulti continuano a negare la realtà dei fatti per proteggere le proprie convinzioni e i propri interessi, saranno però due adolescenti - il rivale storico di Filippo e la ragazza che invece ne era innamorata - ad avvicinarsi a Gabriele e provare a ricostruire con lui il senso della tragedia. Non ci sono ragioni o torti in questo romanzo: la scrittura di Raffaele Notaro affronta con decisione la complessità della vita e delle relazioni sociali dei protagonisti per immergere il lettore nel loro vissuto, alla ricerca di un nuovo punto di equilibrio da cui ripartire.




Recensione Libraio

“Sul fondo nero che ci portiamo dentro, c'è spazio per una sola persona.”

La morte del giovane Filippo è uno shock incontenibile per la comunità di Castel Carpino. Filippo era il ragazzo giusto, bello, bravo, talento del nuoto, intelligente, ricco. Non doveva morire lui, di notte, in piscina, è una morte inaccettabile. E la gente infatti non l’accetta, si guarda intorno, affamata di sangue, di colpevoli. Qualcuno lo deve aver spinto, lo deve aver istigato a buttarsi. Magari proprio il suo amico, il compagno fedele, Gabriele, quello sbagliato. Gabriele è sfortunato, inadatto, dislessico, incapace di comunicare con altri che non sia Filippo. Lui, colpevole di essere vivo, viene additato come responsabile. Qualcosa deve sapere, sicuramente nasconde la verità. Il dubbio diventa macigno, l’evidenza viene coperta per renderla credibile, e Gabriele è il criminale verosimile.

Lui, che adesso si trova senza Filippo, con una lingua che non riesce a capire, che non sa gestire perché il suo disturbo dell’apprendimento glielo impedisce, per spiegare al mondo la sua solitudine, il suo dolore. Restare senza chi ti capisce è lo strazio più grande: Filippo e Gabriele avevano trovato un loro codice, quello dell’amicizia, che sapeva tradurre, era fisico, abbracciava e accoglieva, insieme nell’acqua e fuori. Loro due, così diversi, così inspiegabilmente uniti, avevano un loro mondo, che non conosceva giusti e sbagliati, e non aveva vincitori. Era un’amicizia che non cercava logica, ma solo complicità: un luogo di libertà e di espressione, uno spazio di incontro. Erano due mari che si toccavano senza mischiarsi, e in questo modo erano riusciti a salvarsi fino ad allora.

“L’amicizia è questo, una differenza di densità. Ti permette di rimanere te stesso anche quando sei vicino a una corrente impetuosa”.

Restano gli adulti, a guardarsi intorno, a incontrarsi, a puntare il dito alla ricerca di una ratio: gli adulti che non sanno discernere il linguaggio del corpo dell’adolescenza lo interpretano male, lo stigmatizzano, lo inquadrano come inopportuno, pur di incatenarlo a stereotipi di razionalità. Gli adulti parlano con un linguaggio che si comprende, ma con le parole dell’ipocrisia, e della violenza. Perché un responsabile ci deve essere, tra i figli o tra le madri: nella densità del non detto c’è anche il senso di una genitorialità appesantita da dubbi e da rimpianti, resa tossica dalla finzione, resa oppressiva dalle tensioni. Un mare di estraneità che avviluppa le famiglie nel tentativo di distrarre dalle proprie, troppe, rispettive bugie.

“Certe cose non si possono dire”.

Affiorano, nella vicenda di amicizia e tragedia di Filippo e Gabriele, ricordi del passato, storie problematiche, un’incomunicabilità che costruisce continui fraintendimenti, e soprattutto, le tortuose dinamiche di una società di provincia, che partorisce sospetti e calunnie, un ambiente dissestato nelle relazioni e nel terreno. Sono le figure femminili quelle più delineate, madri complesse, soffocate dalla densità dei rispettivi dolori, incapaci di comunicare coi propri figli.

Rileggere l’amicizia attraverso il ricordo per ritrovare se stessi è il lascito più ingombrante, ed è su quello che Raffaele Notaro spinge a riflettere in Densità, che è un libro denso davvero, di emozioni e di sentimenti, vischiosi e difficili: siamo fatti della stessa natura dei nostri ricordi e da lì dobbiamo partire perché è la grande ricchezza che abbiamo, quello che abbiamo fatto e detto, per capire noi stessi e la nostra vita. È in questa integrità che possiamo convivere gli uni accanto agli altri, ognuno coi propri vuoti e le proprie sconfitte, senza la necessità di capirsi a tutti i costi, perché comprendersi è il meccanismo più complesso.

“Credo di aver sbagliato quando ho provato a capire la sua solitudine. Forse sbagliamo tutti quando pensiamo di voler riempire il vuoto di qualcun altro. Forse dovremmo solo stargli accanto.”



Recensione di Francesca Cingoli









Altre Informazioni

ISBN:

9788804737209

Condizione: Nuovo
Collana: NARRATIVE
Dimensioni: 235 x 21 x 140 mm
Formato: Brossura
Pagine Arabe: 264


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