17/07/2006
Di marinella.doriguzzi
4 stelle su 5
Guardando le copertine dei libri di Irène N émirovsky si viene subito catturati da quei due accenti così prossimi e così divaricati ,come mani di preghiere inesaudite,letterariamente e simbolicamente presaghi di dicotomie ,opposizioni,scarti.E dalla concisione meditata dei titoli ,in cui tutto in qualche modo è già racchiuso e illustrato.E dalla ineluttabilità del suo destino,affrontato fermamente nella sua ostinata e stolida irrimediabilità.Tematiche annunciate sin dall’inizio in David Golder,nome ebraico,cognome che deborda d’oro,percorso di vita inizialmente improbabile ma in seguito linearmente imboccato,come un sacrificio di poco procrastinabile.E intorno all’uomo d’affari venuto dal niente,la devastazione degli interessi a scapito degli affetti sullo sfondo miserabile e sontuoso di una Costa atlantica dove monde e démi monde non sono più separati ,ma declinati secondo le categorie del’avere e dell’apparire.Parte da lontano Irène: Proust,Henry James,Edith Wharton e attraversa la letteratura contemporanea -li avrà letti?armata di una straordinaria precocità ,non diversamente dal Fitzgerald del grande Gatsby-quasi stessa data di edizione- o dall’Evelin Waugh di Una manciata di polvere.Nel suo modo di scrivere un substrato di intelligenza,cultura, cosmopolitismo apparentabile a quello di Nabokov-con particolare riferimento alla Vera vita di Sebastian Knight comparso poco prima che lei morisse-.E su tutti,lo straordinario maestro su cui non a caso scriverà un libro,il Tolstoi della morte di Ivan Ilic.Identici i percorsi dei due protagonisti,identica la loro reazione,identica l’indifferenza impaziente e disseccata dell’entourage,identica la loro fine,con quella strettoia obbligata satura di buio e simile ad un rantolo. Che in Tolstoi prelude alla luce e in Irene termina con un nome proprio mormorato,unico accenno di affettività in una vita senza Gerasim,e quindi senza riscatti.Eppure,nonostante questa folla di richiami e di suggestioni,la voce è vigorosa,sicura,pe